RI.FIORI.AMO!LIBERE E LIBERI DI ESSERE!
Progetto della Provincia di Rimini – Ufficio Pari Opportunità e Giardini d’Autore

RI.FIORI.AMO! LIBERE E LIBERI DI ESSERE!
Progetto Ufficio Pari Opportunità – Giardini d’Autore

L’ufficio Pari opportunità della Provincia di Rimini da sempre impegnato in progetti concreti volti all’integrazione e all’attenzione per i soggetti più deboli, torna all’evento Giardini d’Autore per una nuova iniziativa dal forte valore sociale. RI.FIORI.AMO è infatti un calendario di appuntamenti all’interno dell’evento per eccellenza che a Rimini parla di natura e bellezza: Giardini d’Autore che negli anni si è trasformata da semplice manifestazione dedicata al giardino in un laboratorio di idee e incontro sulla città. L’Ufficio Pari Opportunità riporta all’interno di Giardini RI.FIORI.AMOl’iniziativa che ha lo scopo di raccontare attraverso le testimonianze, gli incontri, gli spazi il tempo storico in cui viviamo ripensando al futuro che vorremmo.

Donne, lavoro e Afghanistan saranno i tempi di questa edizione. Una mostra che racconta attraverso le immagini la vita delle braccianti agricole, un talk tra le imprenditrici agricole della provincia e una raccolta fondi per le donne in Afghanistan saranno i focus che saranno affrontati nella tre giorni riminese.

I PROGETTI RI.FIORI.AMO! LIBERE E LIBERI DI ESSERE!

“ORO ROSSO” 

Oro Rosso è un racconto di Stefania Prandi, giornalista e fotografa che si snoda in tre paesi affacciati sul mare Mediterraneo, Italia, Spagna e Marocco, tra i maggiori esportatori di ortaggi e frutta in Europa e nel mondo. Le braccianti che raccolgono le fragole, i frutti rossi e i pomodori che arrivano sulle nostre tavole, non solo sono pagate meno degli uomini e costrette a turni estenuanti, ma vengono molestate sessualmente, ricattate, subiscono violenze verbali, fisiche e stupri. Gli abusi sono sottovalutati. C’è una difficoltà oggettiva a denunciare questi crimini: spesso è impossibile raccogliere prove e testimonianze e quindi c’è scarsa probabilità̀ di ottenere giustizia. Oro Rosso è il risultato di un lavoro di inchiesta e documentazione durato più di due anni, con oltre centotrenta interviste a lavoratrici, sindacalisti e associazioni.

Oro Rosso sarà uno spazio allestito all’interno di Giardini d’Autore nella sezione Giardini Farm Market dove saranno esposti diversi scatti realizzati da Stefania Prandi nel suo lavoro di reportage e ricerca e un incontro con l’autrice a Salotto Kapperi, lo spazio talk a Giardini d’Autore, in programma venerdì 17 settembre alle ore 18:00

MADRE TERRA! LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE NEL SETTORE DELL’AGRICOLTURA
Le Donne imprenditrici della Provincia di Rimini si raccontano a Salotto Kapperi, lo spazio Talk di Giardini d’Autore. 

Sabato 18 settembre 2021, ore 12.00
“Negli stessi anni in cui le politiche agricole iniziavano a promuovere la diversificazione dei redditi e delle attività in agricoltura, nella UE si formava una legislazione attenta alle tematiche di genere e alle pari opportunità e negli studi di genere si affermava un filone riguardante specificamente il ruolo delle donne in agricoltura.  La ricerca scientifica si è sviluppata in diverse direzioni approfondendo, tra gli altri, alcuni temi: l’analisi strutturale e dimensionale delle imprese femminili, la presenza e il ruolo delle donne nelle imprese multifunzionali e il legame tra le donne ed il capitale sociale in agricoltura.

In tutta Europa numerosi studi sono stati volti ad approfondire gli aspetti organizzativi, sociali ed economici dell’agricoltura al femminile (Boeraeve-Derijke, 1994). Spesso è stato descritto l’apporto femminile all’attività agricola come sostanziale ma ”invisibile”, anche data la sua mancata registrazione nelle statistiche (Montresor, 1997; Fieldsend, 2008) e un intero filone di studi è stato intrapreso proprio allo scopo di “rendere visibile la donna in termini di ore lavorate, compiti assegnati e coinvolgimento nelle fasi decisionali dell’attività” (Whatmore, 1994).
Più recentemente, sono stati intrapresi numerosi studi tesi a stabilire le eventuali connessioni tra la presenza di donne attive in agricoltura e l’attenzione per gli aspetti ambientali in azienda. A tale proposito, il ruolo delle donne nell’agricoltura sostenibile è stato definito “chiave” negli Stati Uniti (Sachs, 2006) e in Italia si è parlato di un loro “ruolo di assoluto rilievo” nell’agricoltura di qualità, in particolare quella biologica (Manzi-Pallotti, 2008). Queste evidenze rispecchiano la nascita della corrente ambientalista dell’eco femminismo, universalmente rappresentata dalla scienziata indiana Vandana Shiva, tra le fondatrici del movimento internazionale Diverse women for diversity (Shiva, 2006). Infine, anche negli studi della Commissione Europea compare l’affermazione di un legame sempre più stringente tra agricoltura multifunzionale e ruolo della donna (CE,2002).”

UN FIORE PER KABUL – DALLA PARTE DELLE DONNE AFGHANE 
Raccolta fondi a cura delle Pari Opportunità della Provincia di Rimini
Domenica 18 settembre Salotto Kapperi, ore 16.30

La questione delle donne In Afganistan è divenuta centrale da quando i talebani hanno preso in mano il potere nel Paese. Mentre il gruppo di fondamentalisti islamici ha assicurato che preserverà i loro diritti, in base alla legge islamica, e garantirà loro un ruolo nel futuro esecutivo, sono molte le donne afgane che oggi temono di perdere i risultati conquistati nel corso degli ultimi venti anni e temono per un futuro oscuro. Dalla caduta del precedente governo guidato dai talebani, nel 2001, la componente femminile in Afghanistan ha assistito a cambiamenti significativi. La Costituzione post-talebana del 2004 ha conferito alle donne maggiori diritti e migliorato la loro condizione socioeconomica. Nel 2003, meno del 10% delle ragazze era iscritto alla scuola primaria. Nel 2017, la percentuale ha raggiunto il 33,4%, una cifra che, sebbene non ancora elevata, è stata il segnale di un notevole progresso. Parallelamente, la percentuale di coloro che hanno avuto accesso all’istruzione secondaria è passata dal 6% del 2003 al 39% del 2017. In tale anno, 3.5 milioni di ragazze afgane frequentavano la scuola e 100.000 studiavano nelle università. Attualmente, non è possibile sapere fino a che punto i talebani si impegneranno realmente a rispettare e preservare i diritti delle donne in Afghanistan. Ciò che è certo è che la popolazione ricorda ancora il modus operandi dei talebani nel periodo 1996-2001, quando le donne erano obbligate a indossare il burqa, ad essere accompagnate in luoghi pubblici, pena percosse, e quando accedere all’istruzione non era considerato possibile. Sono altrettanto nitide le immagini delle esecuzioni pubbliche, delle donne lapidate, magari per essere andate a fare shoppin senza un uomo che le accompagnasse o per aver commesso adulterio. Oltre che di interpretazione estremista della legge islamica, secondo alcune si trattava di un “senso di proprietà” delle donne da parte dei talebani. Sono proprio tali ricordi a generare scetticismo e paura, nonostante il cambiamento dei toni dei talebani.  (Fonte: Luiss Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale)

Oggi il rischio è che i passi avanti verso un percorso di riconoscimento dei diritti delle donne nel Paese vadano persi. Per questo motivo è fondamentale accendere i riflettori sulla questione e sensibilizzare quante più persone possibile sulla tematica della condizione della donna in questi Paesi e sotto regimi autoritari.